Che cos’è il SUP: Stand Up Paddle

Stand Up Paddle
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Se negli ultimi anni hai frequentato una spiaggia, marina o lacustre non importa, ti sarà capitato di vedere qualcuno cavalcare le acque in piedi su una tavola da surf, con un remo in mano: quello era un supper cioè un surfista su un SUP, acronimo che sta per Stand Up Paddle, termine inglese che richiama l’azione di pagaiare in posizione eretta sulla tavola.

Lo stand up paddling, infatti, consiste nel mantenersi in equilibrio su una long board (tavola simile a quelle da surf d’onda, ma più grande), usando come propulsore una pagaia.

Il SUP è considerato una variante del surf, da cui mutua la forma della longboard: la presenza della pagaia, ovviamente, influisce non solo sull’assetto (per lo più in piedi) ma anche sull’utilizzo del mezzo. Con alcune tavole è possibile cavalcare le onde, sfruttando la pagaia per favorire l’equilibrio o per sviluppare manovre impossibile con la normale attrezzatura da surf; tuttavia l’utilizzo principale delle tavole da SUP è legato al cruising lungo la costa (diporto).

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La caratteristica più interessante dello stand up paddling è la bassa curva di apprendimento che richiede l’utilizzo del mezzo: un soggetto senza particolari problemi di equilibrio impara a governare la tavola in pochi minuti, rendendo questo sport subito accessibile anche a chi non fosse particolarmente atletico, o a chi, alle prime armi, vuole solo godersi una passeggiata nell’acqua, magari in alternativa al più ingombrante e poco mobile pedalò.

Ciò non significa che il SUP sia ignorato dai surfisti o dai kite-surfisti: anche i più dinamici, di tanto in tanto, apprezzano pagaiare. Oltre al piacere di fare cruising lungo la costa, attività che permette di apprezzare le bellezze naturali di un lago, o storico archeologiche di una spiaggia baciata dalla storia, il SUP è apprezzato dal punto di vista del fitness degli atleti per la qualità dell’allenamento che consente di praticare (in mancanza di vento il surfista trova nella propulsione a pagaia un valido esercizio). C’è poi una situazione in cui questo sport ha una marcia in più: permette di sfruttare per l’allenamento e il diporto anche i piccoli bacini, dove gli sport d’onda e quelli di velocità non hanno spazi adeguati.

Le tipologie di tavole da SUP

Sebbene questa disciplina si sia diffusa come sport da pochi anni, il settore si è già iper specializzato, e i produttori propongono tavole di diverse forme e dimensioni, ciascuna con la propria vocazione.

La tavola base, le più economiche e stabili, che si usano per imparare, e che più di frequente si trovano nei centri surf e velici che affittano attrezzatura da SUP, sono le longboard da 10,6”: si tratta di tavole larghe, dalla punta arrotondata, molto stabili; purtroppo sono anche le più lente e meno manovrabili.

Sotto ai 10” troviamo le tavole da onda, più compatte e dalla prua affusolata, in grado di anticipare i flutti rispetto a una surf board. Al contrario, sopra gli 11” troviamo le tavole da touring: si prestano a escursioni più lunghe e impegnative di quelle da cruising, offrendo maggiore stabilità e spazio sufficiente ad alloggiare, ad esempio, tende da campeggio o attrezzatura da sub.

Le tavole SUP Race sono le più veloci, strette e appuntite, guadagnano in velocità a scapito della stabilità: lunghezze superiori a 12” sono l’ideale.

Una tipologia che si sta diffondendo negli ultimi anni è la inflatable, cioè una tavola con una sezione rigida e una gonfiabile, che semplifica il trasporto e riduce i costi di stoccaggio (essendo facile da trasportare e occupando spazi ridotti, non richiede di essere parcheggiata in qualche circolo).

Le varianti del SUP

La stabilità e versatilità della longboard, specialmente nelle versioni più larghe, ha favorito la diffusione di utilizzi anche molto diversi rispetto ai classici cruising e racing. Un impiego molto apprezzato è quello di sostituto del tappetino da palestra per la pratica di attiv ità come lo yoga (Yoga Sup) e il fitness. Il contatto con l’elemento acqua, e la ricerca dell’equilibrio, favoriscono la concentrazione e la ricerca interiore. Nelle estati torride come quelle che hanno caratterizzato il triennio 2015-2017 la possibilità di praticare queste attività galleggiando a pelo d’acqua conferisce loro un rinnovato appeal.

Più complessa è l’organizzazione del polo SUP: richiede un campo attrezzato con appositi gonfiabili a formare il campo, e numerosi partecipanti da distribuire tra le due squadre.

Dove praticare il SUP

Il SUP è uno sport adatto al mare e al lago, in bacini anche piccoli, o in presenza di correnti non eccessive. Se non si ha dimestichezza con il mezzo o non si possiede l’attrezzatura, la scelta obbligata è quella di rivolgersi a un centro surf o a un circolo velico, in modo da affittare tavola, pagaia e giubbotto di salvataggio (anche se non è obbligatorio indossarlo, fatelo ugualmente: in ogni caso deve essere presente a bordo). La distanza massima consentita dalla costa è di 200 m.: se la finalità è il diporto, l’ideale è un luogo con un litorale interessante. Per chi è agli inizi è consigliabile un tratto di mare o lago tranquillo, ma dove sono presenti bagnini.

Una località davvero speciale per il SUP è il lago di Bracciano: il divieto assoluto di natanti a motore ne fa un luogo sicuro per praticare gli sport acquatici di qualsiasi genere, soprattutto quando si è alle prime armi. La vegetazione litoranea e acquatica permette passaggi in tavola tra le fronde degli alberi, mentre la presenza di aree archeologiche semisommerse rende interessante l’esplorazione a pelo d’acqua. Il lago è facilmente raggiungibile in treno e in auto, e la breve distanza da Roma ne facilita la fruizione.

Scopri di più su http://www.visitbracciano.it