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Neonato in piscina: perché farlo, quando e come iniziare

Neonato in piscina

La crescita dei bambini passa anche e soprattutto dal tipo (e dalla qualità) delle attività che svolge nei primi mesi e anni di vita. Lo sviluppo, sia fisico che neurologico, è sì qualcosa di “automatico” e naturale, ma è anche condizionato da tantissimi fattori esterni. Portare il neonato in piscina può essere una di quelle realtà capaci di stimolare e favorire diversi aspetti della crescita del bambino.

Molti neogenitori si trovano spesso a interrogarsi cosa possono far fare al proprio bambino per assicurargli una crescita psicofisica sana. Il tutto con la consapevolezza che i neonati e i bambini hanno caratteristiche ed esigenze molto diverse da quelle degli adulti. La scelta di portare il proprio neonato in piscina può essere suggerita dai racconti di amici che lo hanno fatto con i rispettivi figli o dalle pubblicità che, in palestra o sul web, raccontano di questo tipo di servizio. La domanda allora sorge spontanea: perché portare i neonati in piscina? Se è risaputo che il nuoto è efficace negli adulti, quali benefici può arrecare in un bambino così piccolo? E non è pericoloso?

Perché portare un neonato in piscina

Partiamo da una conclusione: portare un neonato in piscina è utilissimo sotto diversi punti di vista. C’è innanzitutto da considerare come il contatto con l’acqua sia per i bambini una realtà per loro familiare. I nove mesi di gravidanza, infatti, sono stati caratterizzati dall’immersione nel liquido amniotico. Potremmo paradossalmente dire che, dal concepimento, nel primo anno di vita il neonato ha trascorso più tempo in immersione che in un ambiente asciutto.

Anche per questo motivo per i bambini il contatto con l’acqua è motivo di rilassamento e di divertimento. Il bagnetto regolare che viene fatto a casa, oltre ad assolvere alle esigenze igieniche, serve anche a questo. La piscina per un neonato, quindi, può rappresentare un momento di grande gioia e divertimento.

Inoltre, pur con tutte le differenze del caso, le attività svolte in piscina sono preziose per assicurare al bambino uno sviluppo motorio, fisico e neurologico positivo. La crescita, infatti, non viene “attesa” inermi aspettando che l’apprendimento delle varie abilità arrivi “per caso”, ma si creano le condizioni perché il neonato cresca nel miglior modo possibile.

Questo si concretizza anche tramite la tonificazione dei muscoli, il miglioramento della mobilità delle articolazioni e degli arti, il rafforzamento dell’apparato scheletrico e il potenziamento di quello cardio-respiratorio. Senza dimenticare come un neonato in piscina sia un bambino con maggior appetito, più sereno e che dorme meglio.

L’ultimo aspetto da considerare, ma non meno importante degli altri, è che in piscina ci si immerge anche il genitore, non solo il bambino; un’attività rilassante anche per l’adulto e capace di consolidare il legame con il proprio bambino.

Da quando iniziare

Il consiglio dei pediatri è quello di attendere almeno i primi sei mesi, soprattutto per una questione di termoregolazione dei neonati. Prima dei sei mesi, infatti, l’indicazione è quella di fare in modo che il contatto con l’acqua sia limitato a poche porzioni del corpo; successivamente è possibile prevedere anche un’immersione più completa. Questo vale sia per le piscine delle palestre dove portare il neonato durante la settimana che per le piscinette domestiche che vengono utilizzate in estate. in tutti i casi può essere utile sottoporre la questione al proprio pediatra anche per una corretta gestione dell’idratazione della pelle. Alcuni neonati possono soffrire di dermatite, una condizione che può causare fastidi, bruciori e pruriti dopo un prolungato contatto con l’acqua, per giunta quella ricca di cloro come quella delle piscine.

A cosa fare attenzione, cosa portare e cosa evitare

Portare un neonato in piscina è non solo possibile ma anche estremamente utile e vantaggioso. Allo stesso tempo è importante anche prestare attenzione a diversi aspetti. Innanzitutto che la piscina nella quale si va sia adatta per i neonati. Questo significa che la temperatura della vasca e quella dell’ambiente circostante sia leggermente più alta del normale e che la struttura sia adeguata a ospitare bambini così piccoli, prevedendo quindi box, fasciatoi e tutto il necessario per consentire al piccolo, ma anche al genitore, di cambiarsi e vivere serenamente l’attività.

È fondamentale seguire le indicazioni del personale della struttura e non esagerare con il tempo da trascorrere in acqua; generalmente 25-40 minuti sono sufficienti per assicurare al bambino un’attività divertente e sana. Allo stesso tempo è doveroso non insistere o non forzare il bambino. Se è agitato o spaventato (anche improvvisamente e dopo diverse volte in cui è già stato in piscina) è necessario farlo uscire dall’acqua e rassicurarlo.

Altre attenzioni sono quelle legate all’uscita dalla piscina. Il bambino deve essere lavato con acqua tiepida prestando particolare attenzione alle orecchie per poi avvolgerlo con un asciugamano o un telo in microfibra e asciugato completamente. Solo dopo che è completamente asciutto e rivestito è possibile organizzarsi per tornare a casa.

Tra gli accessori di cui dotarsi per portare il neonato in piscina vanno considerati i costumi con pannolino integrato, i collari di galleggiamento e il cambio (body, pannolini e vestiario di ricambio). In commercio esistono costumi contenitivi che sono adatti per questo tipo di attività e non causano fuoriuscite di pipì. I bambini possono tranquillamente stare in braccio ai genitori, ma probabilmente dopo i primi incontri vorranno (e potranno!) muoversi da soli; esistono diversi sistemi per favorire il galleggiamento autonomo dei neonati.

Daniele Di Geronimo

Scritto da Daniele Di Geronimo

Sono nato nel maggio del 1986 in provincia di Roma. Laureato in Lettere, amante della lettura, della scrittura e di tutto ciò che la lettura e la scrittura possono significare nel mondo del web. Sono attivo sui maggiori social network.

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