Spartan Race: l’allenamento militare

Spartan Race: l'allenamento militare

“Tutti dovranno vedere che abbiamo scelto di morire in piedi pur di non vivere in ginocchio!”

se questa battuta per voi è diventata un mantra e se guardando i muscoli dei valorosi 300 spartani avete sentito un immane moto di vergogna, non abbattetevi, e pensate piuttosto ad un allenamento di Spartan Race.

Cos’è la Spartan Race

Di cosa si tratta? Della corsa ad ostacoli più impegnativa al mondo, che si divide in batterie differenziate in base al livello di preparazione sportiva, consentendo la partecipazione tanto ai principianti quanto ai professionisti, che possono così testare un modo diverso di mettersi alla prova. E non parliamo mica di una corsetta di quartiere, visto che la Spartan Race è la prima competizione del suo genere ad avere una classifica a livello globale.

La competizione si suddivide per tipologie: la Sprint, che si basa su un minimo di 5 km e 20 ostacoli; la Super che si estende per oltre 13km e non meno di 25 ostacoli; e infine la Beast, la più lunga e difficile da affrontare, coi suoi 21 km (minimi) e gli (almeno) 30 ostacoli.

A dire il vero esistono anche versioni più estreme, come la Ultra Beast (più di 26 chilometri e 60 ostacoli), l’Hurricane Heat e l’Hurricane Heat 12 Hour, e Agoge, della durata di 60 e basato non solo sulla forza fisica e mentale, ma anche sulla tattica e la capacità di collaborare in team.

Poiché una gara prevede corsa a ostacoli tra fango, ponti di legno, scivoli insaponati e itinerari di difficoltà diversificata, e poiché gli ostacoli contano più della corsa e possono far perdere (o guadagnare) molti minuti, è necessario che un allenamento di Spartan Race sia focalizzato sull’acquisizione di una tecnica che consenta di superarli, pure perché nessun concorrente, per regolamento, può conoscere il percorso fino al giorno della gara.

Gli ostacoli

Ma quali sono gli ostacoli (che cambiano ogni volta) da superare?

  • “Tyre flipping”, gomme da trattore da ribaltare: farlo correttamente permetterà di retare incolumi e non sprecare tempo prezioso. La tecnica corretta consiste nell’accovacciarsi, infilare le mani sotto al copertone, appoggiarsi a esso, mantenere la schiena ferma e – con la forza delle gambe – spingere il copertone in avanti;
  • Arrampicarsi sulla fune: bisogna far passare la corda in mezzo ai piedi creando una sorta di appoggio su cui usare la forza delle gambe per spingere (il fango renderà tutto più difficile, per cui sarà bene munirsi di un paio di guanti da bricolage);
  • Scala orizzontale o monkey bar: richiede di mantenere l’assetto del corpo attivo e sfruttare lo slancio senza restare appesi, in modo da sfruttare la forza dei grandi muscoli della schiena (gran dorsale, romboidi e trapezio), invece che limitarsi all’uso delle braccia;
  • Parete orizzontale: l’unico accorgimento è quello di mantenere il bacino più vicino possibile alla parete;
  • Scavalcare il muro: arrivati in cima non bisogna pensare di tirarsi su, ma di spingere il muro verso il basso come per farlo sprofondare: questo attiverà in maniera corretta i muscoli della schiena;
  • Filo spinato: è necessario appoggiarsi con avambracci e ginocchia al suolo, tenendo il bacino staccato pochi millimetri da terra e spingendo con la punta dei piedi, come simulando se si stesse scalando.

Vi pare di aver già visto da qualche parte cose di questo genere? Sarà perché le scene dei film di guerra e Marine ne sono infarcite?

In effetti l’allenamento di Spartan Race trae origine proprio dagli addestramenti militari.