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Sport: circolo virtuoso o vizioso?

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In questi giorni sono cominciati i giochi (olimpici) invernali, ed è proprio prendendo spunto dalla storia degli Olimpiadi che prende vita questo post.

Le Olimpiadi, per come le si conoscono oggi, rinascono dopo 1500 anni di interruzione grazie a Pierre de Coubertin, pedagogista e storico francese.

Nell’analizzare la sconfitta della Francia da parte della Prussia (poi divenuta Germania), si accorse di come la società di allora fosse priva di una sana educazione fisica e dei valori che essa comporta (sacrificio, competitività, rispetto delle regole), così nel 1894 fonda il Comitato Olimpico Internazionale, con l’intento di promuovere la pace e la comprensione tra i popoli attraverso lo sport. La sua proposta viene accolta con entusiasmo e i Giochi Olimpici vengono così reintrodotti nel 1896.
Si decise anche che un ideale così alto doveva toccare ogni parte della Terra, per questo la sede dei giochi cambia ogni 4 anni. Lo stesso simbolo delle Olimpiadi, i cinque cerchi intrecciati, rappresenta, come recita la Carta Olimpica L’unione dei cinque continenti e l’incontro degli atleti di tutto il mondo ai Giochi Olimpici e i 6 colori (blu, giallo, nero, verde, rosso e lo sfondo bianco) furono scelti perché tutte le bandiere delle nazioni contengono almeno uno di questi colori.

Io volevo Roma perché solo là, dopo un’incursione nell’America utilitaristica, i Giochi avrebbero ripreso la toga sontuosa, tessuta d’arte e di pensiero, con cui io avevo voluto fin dal principio ammantarli.
(Dichiarazione di de Coubertin, in merito alla decisione di far svolgere la IV edizione delle Olimpiadi a Roma)

A partire dal 1900 anche le donne sono state ammesse a partecipare ai Giochi e le Olimpiadi di Londra del 2012 sono stati i primi Giochi Olimpici in cui tutti i Paesi partecipanti hanno mandato atlete donne: 112 anni di cambiamento culturale lento e costante, per arrivare ad un risultato enorme.

Parallelamente alle Olimpiadi si disputano le Paralimpiadi (o Paraolimpiadi): sono ormai abbinate sistematicamente dal 2001 quando fu siglato un accordo tra i Comitati Olimpico e Paralimpico, che garantisce che la città candidata ad ospitare le Olimpiadi deve organizzare entrambi i Giochi. (La storia più dettagliata dei Giochi Paralimpici la trovate qui).

Ecco l’immensa funzione sociale dello sport: inclusione e integrazione.

Quando si pensa allo sport si pensa al calcio, alle tifoserie che si ammazzano, ai soldi che vi ruotano intorno. In generale si pensa ai professionisti, ai record, alle medaglie. Lo sport è tutto questo e molto altro.
È condivisione di un obiettivo comune.
È disciplina nell’allenarsi costantemente.
È rispetto delle regole e sana competizione.
Ogni sport (palestra, tennis, ping pong, ciclismo, corsa, golf, etc…) può insegnare tantissimo e questo tantissimo sono l’insieme di tutte quelle peculiarità che si attuano nella vita quotidiana.

Hermann Bausinger, autore della Cultura dello Sport, ha scritto

Lo sport è, insomma, una famiglia di attività, segni e pratiche che tessono le relazioni fra chi lo pratica e chi vi assiste. Parlare dello sport è quindi parlare di vita quotidiana e di cultura giornaliera.

Sportivo appare ormai la denominazione di un’impostazione o di un atteggiamento (…)

Nelle sue affermazioni si ritrova lo sport vissuto passivamente e attivamente, che genera vita e cultura quotidiana, atteggiamento e modo di vivere.

Diventa compito del singolo decidere di creare da tutto questo un circolo virtuoso o vizioso.


Curiosità.
A partire dal 1994 l’edizione invernale non si tiene più nello stesso anno dell’edizione estiva, ma sfasata di due anni.
Dal 1912 al 1948, anche gli artisti parteciparono alle Olimpiadi: pittori, scultori, architetti, scrittori e musicisti gareggiavano per le medaglie nelle rispettive discipline.

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Scritto da Adriana Anselmo

Verso i 40. Perseverante, determinata, pazza q. b., schietta. Ho trovato il mio sogno. Ora pedalo.

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