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Fiacca e debolezza, ecco come affrontarle

Quante volte ti sarà capitato di tornare a casa dopo una giornata di studio o di lavoro e di provare un senso di fiacca e debolezza che va anche oltre la normale stanchezza fisica. Probabilmente tante le volte, perché il fenomeno è molto più diffuso di quanto si possa pensare. Provare fiacca e debolezza, soprattutto per cause apparentemente ingiustificate, è un fenomeno trasversale che coinvolge tutti, sia uomini che donne, adulti, bambini e anziani. Come affrontare il problema? Proviamo a capire le cause e, quindi, le strategie da adottare.

Le cause dell’astenia

Parliamo quindi di astenia quel particolare sintomo che colpisce le persone e che può avere manifestazioni sia fisiche che psicologiche. Si parla propriamente di astenia per distinguere la stanchezza successiva ad uno sforzo fisico e quindi più giustificabile, a differenza di quella che può colpire anche se si è riposati o addirittura appena svegli.

Le cause della fiacca e della debolezza possono essere quindi fisiche e si parla di astenia muscolare (o miastenia) e quelle come detto quelle psicologiche, e si parla di astenia nervosa (o nevrastenia). Nel caso dell’astenia fisica che si può presentare anche con sintomi legati a dolori muscolari solo apparentemente semplici, ci possono essere cause serie legate a malattie e patologie di varia natura e grado (anemia grave, diabete mellito e molte altre). In questo caso il consiglio è sempre quello di approfondire le analisi e rivolgersi ad un medico senza improvvisare terapie o diagnosi di alcun tipo.

Nel caso di astenia nervosa, ma anche quella sensazione di fiacca e debolezza clinicamente meno rilevante ma pur sempre invalidante e pesante da sopportare, il discorso varia e va calibrata sia la diagnosi che ovviamente il modo di contrastarla. Si può provare un costante senso di fiacca e debolezza associato all’avere sempre sonno, ma anche a problemi d’ansia, continui stati di tensione e casi in cui tutta questa condizione può sfociare in veri e propri stati depressivi. Motivo per cui è assolutamente da evitare qualsiasi tipo di sottovalutazione del fenomeno.

Approfondimento: Stanchezza sociale e stanchezza personale

Parliamoci chiaro, viviamo in una società, anche quella piccola di quartiere, familiare, scolastica e professionale, dove il continuo stimolo a fare di più, ad essere sempre al top, ha inevitabilmente portato a una serie di generazioni di ragazzi e adulti che non riescono a reggere questo ritmo. Il classico “è intelligente ma non si applica” è una definizione di sé che tanti hanno ricevuto a seguito di un’interrogazione o ancor più frequentemente dopo il colloquio scolastico dei professori con i genitori. Da quel momento è una continua e costante sottovalutazione e frustrazione di ciò che si è e ciò che si fa. Parallelamente però, si è instillato nella mente delle persone il fatto che tutto sia accessibile, che la felicità sia un diritto (e forse a tratti anche un dovere) e che per essere vissuta la vita debba essere consumata pienamente.

Il problema non è tanto condividere o meno certe posizioni (per quanto è in esse che c’è il germe di tanta desolazione di serenità) quanto costatare come esse, oltre a ripetere slogan da aforismi e sceneggiature cinematografiche (troppo spesso distanti dalla realtà), non esprimano contenuti. Si tratta di categorie di pensiero imposte socialmente e mediaticamente nelle quali ognuno riflette il proprio fallimento in quanto qualsiasi soddisfazione è sempre minore di un’altra maggiore che si immagina di poter raggiungere ed ottenere. La fiacca e la debolezza, quindi, sono conseguenze di questa insoddisfazione costante, mutuata da un mondo incapace di dare risposte e che si accontenta solamente di generare bisogni, magari per poi soddisfarli con prodotti di consumo.

I rimedi

Contrastare questo senso di fiacca e stanchezza non è certamente semplice, in quanto rappresenta la strutturazione di un’identità personale capace di resistere alle intemperie delle mode. Allo stesso tempo però ci sono degli aspetti propriamente fisici che svolgono un ruolo fondamentale. Non si tratta di palliativi o soluzioni di secondo grado, ma elementi strategici senza i quali non si può pensare di acquisire una certa tranquillità e ritrovare l’energia smarrita. Se la volontà è determinante, essa da sola non basta e non può mancare una risposta fisica adeguata.

Ecco quindi perché si parla di ripristinare o impostare un’alimentazione corretta che parta già dalla prima colazione. Anche le migliori intenzioni di benessere naufragano a largo dell’incapacità fisica di svolgere anche le funzioni più semplici. Parallelamente anche uno stile di vita sano aiuta a ritrovare equilibrio e pace. Non significa, ovviamente, perseguire una vita solo di rinunce, ma di organizzare a 360° le proprie scelte, anche quelle alimentari, alcoliche e di divertimento. Costringere l’organismo a cercare costantemente lo sballo (in tutte le sue versioni e senza alcun tipo di valutazione morale) non può che alzare l’asticella del fabbisogno, creare una paradossale dipendenza di felicità e constatare regolarmente l’impossibilità di superarla.

Organizzare le proprie giornate e le proprie settimane in maniera oculata, distribuendo gli impegni e il tempo adeguato al riposo, aiuta automaticamente l’organismo a creare e fornire quelle energie che il senso di fiacca e debolezza fa venire meno.

La soluzione non è quindi ignorare il problema o autocondannarsi ad un triste destino di insoddisfazione, bensì rimboccarsi le maniche e non essere schiavi delle proprie sensazioni, ma saperle contrastare in maniera adeguata. Troppo spesso pensiamo che il corpo sia una cosa e l’aspetto intimo ed emotivo sia un’altra; in realtà i due mondi sono strettamente legati e l’intervento positivo su una dimensione giova ovviamente anche sull’altra. Per questo se non ci si può imporre di stare bene ed essere sempre al massimo delle energie, si può però “costringere” il proprio corpo a non lasciarsi andare e a sostenerlo con la giusta alimentazione, attività sportiva, riposo e cura.

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